Claudia è una docente della scuola primaria, vedova con una figlia liceale.

Quest’anno insegna nel paese di residenza e deve stare in servizio alle ore 8.

La figlia frequenta il liceo in altro comune.

Abitano in campagna e non c’è fermata dell’autobus vicino casa.

Così ogni mattina Claudia accompagna la figlia alla fermata dell’autobus prima delle 8 e poi va scuola a prendere servizio. Intanto la ragazza prende l’autobus e arriva a scuola ma a seconda del turno, girovaga in attesa dell’orario di ingresso.

Magari starà fuori con altri compagni di classe e, si sa, qualche volta la voglia di “fare sega” prevarrà su quella di entrare in classe.

E la mamma se ne starà tranquilla in classe, con i suoi studenti  a portare avanti il programma, per quelli che saranno i futuri dirigenti.

Che importa se la scelta del doppio turno in ingresso ha avuto una pesante ripercussione sulla vita di quegli studenti, soprattutto per quelli che tornano a casa nel tardo pomeriggio 

Che importa se i genitori devono sopperire alle carenze dei  mezzi di  trasporto, sostituendosi alle corse mancanti

Che importa delle difficoltà che i dirigenti  affrontano nell’organizzare la didattica e gli orari delle lezioni. Perché si lamentano? Ci dispiace che non comprendano le ragioni di questa scelta del doppio turno.

Il vero dramma di questa situazione, la vera preoccupazione che ci toglie il sonno e la pace pensando alle future classi dirigenti e professionali,  sono i programmi di studio ridotti, una vera tragedia per quegli studenti che intendono perseguire e proseguire più alti livelli di istruzione.

Per tacere dell’angoscia che attanaglia i docenti che sono indietro con il programma e dovranno affannarsi per terminare tutti gli argomenti. Come convivere con il rimorso di aver privato uno studente in tempo di pandemia e  futuro chirurgo della lettura del  Tractatus di Wittgenstein.

E che importa se i programmi nazionali non esistono più e sono stati sostituiti dalle Indicazioni nazionali che non ci indicano più quali argomento studiare ma parlano di strategie didattiche, di centralità dello studente e se “ i docenti dovranno pensare e realizzare i loro progetti educativi e didattici non per individui astratti, ma per persone che vivono qui e ora, che sollevano precise domande esistenziali, che vanno alla ricerca di orizzonti di significato”.

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